Itinerario Quartieri Rinascimentali
Itinerario
Quartieri Rinascimentali
Masini Montesano
palazzo
Masini Montesano
L’androne d’ingresso del nucleo originario del palazzo introduce ancora oggi in un suggestivo cortile interno, posteriormente aperto su giardini terrazzati ed architettonicamente arricchito da uno stupendo scalone ellittico che porta ai piani superiori. Nella seconda metà dell’800 abitò qui il medico Michele Masini, che il 18 agosto del 1860 guidò il gruppo di patrioti marsicani all’insurrezione lucana antiborbonica di Potenza. Nel ‘900, per via ereditaria, il palazzo passò ai Montesano, famiglia cui appartennero insigni giureconsulti.
La Cava
palazzo
La Cava
Ad inizio ‘900, estintasi la famiglia La Cava, la loro residenza gentilizia passò ai Ragone e per qualche tempo ospitò la caserma dei Carabinieri. Dopo il restauro seguito al terremoto del 1980, il palazzo è stato acquisito da nuovi proprietari, che spesso lo mettono a disposizione per eventi mondani e culturali. Molto suggestivo risulta l’antico frantoio ancora oggi visitabile.
Palermo
palazzo
Palermo
Della famiglia Palermo, Michele fu Capitano di fanteria e Giovanni fu apprezzato sindaco della città tra il 1906 ed il 1907. Il palazzo è oggi di proprietà Arena/La Creta.
Fittipaldi
palazzo
Fittipaldi
D’altra parte, il catasto provvisorio murattiano (1815) non riporta grandi proprietà immobiliari intestate ai Fittipaldi, che si inserirono piuttosto tardi nel novero delle casate benestanti della città. A metà ‘800 un Raffaele Fittipaldi si dichiarava già “possidente”, mentre suo nipote Luigi Raffaele era un facoltoso negoziante. Secondo una prassi consueta tra le famiglie borghesi, anche i Fittipaldi sfruttarono presto la loro solidità economica per inserirsi stabilmente nel ceto dei professionisti influenti della città. Così a cavallo tra ‘800 e 900, tra i membri illustri della famiglia si trovano Nicola Fittipaldi avvocato, Pasquale Fittipaldi farmacista e Antonio Fittipaldi medico chirurgo.
Romania
palazzo
Romania
Già erari dei Sanseverino principi di Bisignano, i Romania furono quasi tutti affermati avvocati. Michele Vincenzo fu due volte sindaco di Marsico a fine ‘800, il figlio Luigi fu sindaco e consigliere provinciale nel primo decennio del ‘900, Antonio Alfonso fu podestà nel periodo fascista e Lionello fu sindaco e Senatore della Repubblica negli anni 70 del secolo scorso.
Umberto I
piazza
Umberto I
Corleto
palazzo
Corleto/Massari
Sulla facciata del palazzo Corleto, purtroppo sensibilmente trasformata dai restauri seguiti ai terremoti del 1857 e del 1980, a testimonianza dell’antico splendore rimane solo il sontuoso portale settecentesco. Qui tra fine ‘800 ed inizio ‘900 abitarono il parroco di Santa Caterina Andrea, l’avvocato Giuseppe e il notaio Giovanni.
Il palazzo è oggi di proprietà della famiglia Massari, a cui è pervenuto per via ereditaria.
Rossi
palazzo
Rossi
Il palazzo venne costruito tra la fine del’600 e l’inizio del ‘700, quando alcuni rappresentanti della famiglia ricoprivano già ruoli di primo piano nel panorama cittadino. Dal Catasto del 1737 si apprende che, a quella data, nel palazzo di circa trenta membri soprani e sottani, con giardino di delizia e frantoio, vivevano: Andrea, primicerio della cattedrale, Vito, notaio e Cesare, futuro vescovo di Gerace e Montepeloso. Qui, nell’‘800, abitarono anche i sindaci di Marsico Giuseppe Michele, storico ed archeologo ed Enrico Achille, protagonista di importanti interventi urbanistici. Nel ‘900 furono sindaci della città anche Iginio Rossi, Riccardo Rossi ed Eduardo Rossi. All’altro ramo della famiglia appartenne invece il sindaco Michele Rossi. Per via ereditaria, parte del palazzo è oggi di proprietà della famiglia Menduni De Rossi.
Cicchetti
palazzo
Cicchetti
A porre le basi della fortuna economica della famiglia Cicchetti fu Eligio, che a metà ‘600 si distinse come sagace “negoziante di seta” e riuscì a costruirsi una casa di sette membri, con orto contiguo, alla Raja di Sant’Antuono. Quando più tardi i suoi discendenti divennero erari dei Principi Pignatelli, inserendosi a pieno titolo tra le casate più influenti e facoltose della città, la vecchia casa di Eligio fu rimpiazzata dal sontuoso palazzo, che il “nobile vivente, Francesco Cicchetti, nel Catasto Onciario del 1737, rivelò essere una “casa palazziata di più membri, attaccata al palazzo della Principal Camera”. Nel 1718, adiacente al palazzo, fu costruita anche la cappella gentilizia di famiglia, intitolata a Santa Maria dei Sette Dolori. Qui abitarono i sindaci di Marsico Gerardo Cicchetti (1851-1853) e Vincenzo Cicchetti (1885-1889) ed il noto medico Annibale Ciccetti. Dalla seconda metà del ‘900, una parte del palazzo è passata in proprietà alla famiglia Pisano.
Pignatelli
palazzo - municipio
Pignatelli
L’antistante monumento ai caduti è opera dello scultore Giuseppe Garbati. Venne inaugurato il 15 ottobre del 1934, ma fu completato solo dopo la seconda guerra mondiale, con l’apposizione delle lapidi riportanti i nomi di tutti i soldati marsicani caduti nelle due guerre mondiali.
Santo Spirito
chiesa di
Santo Spirito
La chiesetta dedicata allo Spirito Santo venne eretta nella prima metà del ‘500 lungo la strada che dalle campagne immetteva in città. A partire dal 1638 i principi Pignatelli ne esercitarono lo Ius Patronato, eleggendola, probabilmente, a loro cappella di palazzo. La chiesa, che già nel Catasto Onciario del 1768 compare come “badia cittadina collegata con l’Arciospedale di S. Spirito in Roma”, venne venduta a seguito delle leggi eversive della feudalità e, ai primi del ‘900, passò in proprietà alla famiglia Piro. In via ereditaria, pervenne poi alla famiglia Grieco-Ventre. Qui amava raccogliersi in preghiera Mariele Ventre, direttrice del coro dell’Antoniano di Bologna, quando si trovava a Marsico in vacanza.
OPERE
POLITTICO
Nel 1558 il “munifico” napoletano Antonio Vespulo, in onore del figlio Giovanni, che al tempo era beneficiario della badia di Santo Spirito di Marsico, fece dipingere il magnifico polittico che impreziosisce ancora oggi la chiesa. Alcuni storici dell’arte ritengono che l’autore dell’opera sia il pittore potentino Antonio Stabile, altri invece l’ascrivono ad un ignoto pittore di scuola napoletana.
Nel pannello centrale è raffigurata la Vergine in trono col Bambino nell’atto di essere incoronata per intercessione dello Spirito Santo. Nei pannelli laterali sono ritratti San Bernardino da Siena a sinistra e San Bernardo da Chiaravalle a destra. Nei riquadri superiori dei pannelli laterali è dipinta l’Annunciazione, mentre in basso un’Ultima Cena è rappresentata in tre piccoli pannelli divisi da due formelle raffiguranti S. Giovanni Battista e Sant’Antonio da Padova. In calce al polittico un’iscrizione ricorda il committente dell’opera e la data di realizzazione.
Corleto
Palazzo Corleto
ex farmacia
San Rocco
chiesa di
San Rocco
La costruzione della piccola, ma suggestiva chiesetta di San Rocco, venne finanziata dall’Universitas Marsicense all’indomani della terribile pestilenza del 1656. Fu eretta a poca distanza dall’Ospedale di San Giovanni, che, istituito in epoca medievale, aveva funzionato anche come lazzaretto durante l’imperversare del contagio. Sia la dedica a San Rocco, santo taumaturgo contro la peste, sia il sito scelto per costruire la chiesa, lungo la strada che dalla campagna immetteva città, erano funzionali a proteggere la popolazione dal diffondersi del terribile morbo.
Costruita ad aula unica, la chiesa non presenta particolari emergenze architettoniche. La nicchia circolare sulla semplice facciata a capanna ospita un busto in terracotta raffigurante Santa Caterina da Siena, qui collocato nella seconda metà dell‘ 800, quando la chiesa assunse il titolo di parrocchia, sostituendo la vicina chiesa quattrocentesca di Santa Caterina, che, rasa al suolo dal terremoto del 1857, non era stata più ricostruita.
OPERE
TELA DI GIUSEPPE CASTELLANO – NOZZE MISTICHE DI S. CATERINA
Tra le opere migliori custodite nella chiesa di San Rocco vi è certamente la tela raffigurante Le nozze mistiche di santa Caterina di Alessandria. L’opera è firmata da Giuseppe Castellano, artista napoletano tra i primi pittori a diffondere in Basilicata lo stile del maestro Luca Giordano. Il dipinto, proveniente dalla distrutta chiesa di Santa Caterina, ritrae S. Caterina di Alessandria nell'atto di inginocchiarsi davanti al Bambino Gesù, che le porge la fede nuziale. La Vergine Maria assiste alla scena con espressione assorta. Nella mano sinistra la santa regge la palma del martirio ed una spada simbolo della sua regalità. Ai suoi piedi si intravede la ruota dentata, spezzata da un fulmine divino, a cui Santa Caterina era stata legata per essere martirizzata.
Il pittore adotta qui soluzioni cromatiche calde e fluide, forme ampie e dilatate, intrise di quella luminosità pulviscolare che sospende le figure in un'atmosfera rarefatta e che costituisce la caratteristica migliore della produzione giordanesca.
SCULTURA IN PIETRA – SAN GIOVANNI EVANGELISTA
La statua in pietra locale che raffigura San Giovanni Evangelista in posizione stante, con il Vangelo nella mano sinistra e la penna nella mano destra, ripropone modelli arcaici medievali di marca iconica. Il modellato rigido e pesante blocca i volumi e solo i tratti del viso rivelano una ricerca espressiva più matura. Tuttavia, la scultura conserva un indubbio valore storico, essendo l’ultima testimonianza della cappella del vicino Ospedale, che per secoli assicurò ospitalità ai pellegrini e cure ai poveri ed agli ammalati della città.
San Marco
chiesa di
San Marco
La datazione della campana della chiesa, ha fatto pensare che la sua costruzione risalga al XIII secolo, ma nessuna menzione di essa si trova nelle “rationes decimarum” del 1310. È più probabile, dunque, che essa sia stata eretta solo tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400 per servire ai nuovi quartieri sorti fuori dalla cinta muraria medievale. Occupando un sito mediano rispetto alla nuova espansione urbana, la parrocchia di san Marco divenne rapidamente una delle più frequentate della città e poté godere di un consistente patrimonio immobiliare. Le rendite derivanti dai censi enfiteutici e dai prestiti concessi ai cittadini consentirono nel tempo ai parroci di San Marco di rendere la chiesa artisticamente pregevole, ma purtroppo gli affreschi e molte delle opere d’arte presenti vennero distrutte dal terremoto del 1857. Dopo il sisma, la chiesa venne riaperta al culto in tempi relativamente brevi, ma fu consegnata ai parrocchiani priva della sua antica ricchezza artistica. Al 1954 risalgono gli affreschi del pittore Rocco Pennino, che oggi decorano l’abside e le volte del transetto. A testimonianza dell’antichità della chiesa rimane solo il poderoso fonte battesimale cinquecentesco.
OPERE
AFFRESCHI DI ROCCO PENNINO
Gli affreschi che oggi decorano la chiesa di San Marco furono commissionati nel 1954 al pittore campano Rocco Pennino. Nel catino absidale, in una suggestiva ambientazione esotica, sono rappresentati in primo piano: la Vergine Maria col Bambino, attorniata da un nugolo di puttini, San Pietro con le chiavi del paradiso e San Marco col leone. In secondo piano, Dio Padre e la colomba dello Spirito Santo assistono alla scena. Al centro della volta del transetto è dipinto invece il Cristo buon pastore che mena le greggi all’ovile, mentre sulle vele laterali sono rappresentati i quattro evangelisti, ognuno col suo simbolo tetramorfico. Lungo la volta della navata, infine, un Cristo nel Getsemani e la Vergine Maria sono ritratti in tre successivi quadri.
SCULTURA LIGNEA – ECCE HOMO
La scultura in legno policromo raffigurante l’Ecce Homo è databile al XVI secolo e, nonostante manchi uno studio approfondito, sembrerebbe riferibile alla bottega del celebre Giovanni da Nola, artista tra i massimi esponenti della scultura rinascimentale meridionale. L’opera riflette la sensibilità devozionale dell’epoca e punta a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Lo sguardo sofferente, le mani sul petto e le braccia ricoperte di ferite accentuano il pathos, mentre la policromia contribuisce a rendere la figura viva e realistica, immediatamente fruibile dai fedeli.
SCULTURA LIGNEA – SAN DONATO
La scultura in legno policromo raffigurante San Donato fu eseguita tra fine ‘600 e inizio ‘700. Certamente di scuola napoletana, l’opera potrebbe riferirsi alla bottega di Nicola Fumo, artista tra i maggiori esponenti del barocco meridionale. Il volto del santo è caratterizzato da tratti marcati, che trasmettono fermezza ed autorità spirituale. La mitra alta rafforza la verticalità della composizione, mentre le pieghe profonde del mantello catturano la luce creando i contrasti luministici tipici della scultura barocca di ambiente napoletano.
TONDO INDULGENZIALE
I “Tondi Indulgenziali”, realizzati nel 1901 in ricorrenza del diciannovesimo centenario della nascita di Gesù e per festeggiare i 25 anni di pontificato di papa Leone XIII, vennero inviati in tutte le parrocchie italiane. A Marsico l’unico superstite è quello murato sulla parete destra della navata di san Marco.
Tradotto dal latino, vi si legge: “Gesù Cristo Dio e uomo, vive, regna, impera. A coloro che baceranno questa croce posta in chiesa e reciteranno il Padre Nostro verranno concessi 200 giorni di indulgenza”.



