Itinerario Borgo del Casale
D'Elia/Cestari
palazzo
D'Elia/Cestari
voce di Francesco Pannofino
Sul piano stilistico ed architettonico il palazzo presenta i tratti tipici delle residenze gentilizie ottocentesche. La facciata esterna presenta finestroni e balconi decorati da cornici modanate e lunette a forma di conchiglia di gusto neobarocco. Un sobrio portale immette in un piccolo atrio coperto, dove una scalinata in pietra conduce ai piani superiori. Il palazzo venne costruito da Giovanni Battista D’Elia, apprezzato segretario comunale e dirigente dell’Ufficio di conciliazione, che nella seconda metà del XIX secolo decise di acquistare e demolire alcune casupole adiacenti alla sua abitazione, per far spazio ad una residenza più ampia ed elegante. La nuova costruzione venne perfettamente allineata al nuovo corso rettilineo frutto degli interventi urbanistici eseguiti qualche anno prima per volere dal sindaco Enrico Achille Rossi. Al piano terra, vennero aperti il primo Ufficio postale di Marsico e la sede dell’Ufficio di Tesoreria comunale. Nel 1958, infine, vi venne aperto uno dei primi sportelli bancari della città.
Nel ‘900, per via ereditaria, il palazzo passò in proprietà ai Cestari. Di questa famiglia si distinse Valentino, valente disegnatore, calligrafo e versificatore, che durante la prima guerra mondiale combatté col grado di Colonnello.
Nel ‘900, per via ereditaria, il palazzo passò in proprietà ai Cestari. Di questa famiglia si distinse Valentino, valente disegnatore, calligrafo e versificatore, che durante la prima guerra mondiale combatté col grado di Colonnello.
Navarra
palazzo
Navarra
voce di Francesco Pannofino
Come dichiarato da Domenicantonio Navarra nel Catasto Onciario Carolino, il palazzo era in costruzione alla data del 1768. Al momento della compilazione del Catasto Provvisorio Murattiano (1815), invece, esso era già una sontuosa “casa palazziata” di 18 stanze. I membri della famiglia Navarra, elevatisi economicamente nel corso del ‘700 esercitando il ruolo di erari dei principi Pignatelli, ricopriranno ruoli di primo piano non solo a Marsico. Nel 1820, Domenico Antonio Navarra era giudice istruttore ad Avezzano e più tardi, Saverio Navarra fu Conservatore delle Ipoteche di Basilicata. Giuseppe Navarra fu invece sindaco di Marsico negli anni 30 dell’800. L’ultimo rappresentante della famiglia, il marchese Franco Navarra Viggiani, già sindaco di Marsico e Generale di Divisione, dopo il secondo conflitto mondiale cedette il palazzo all’ordine dei Cavalieri di Malta, che subito dopo lo vendettero a privati cittadini.
Articolata su due simmetrici ed imponenti corpi di fabbrica, la costruzione presenta uno splendido portale di ingresso in pietra locale, sormontato dallo stemma gentilizio di famiglia. Nel raffinatissimo cortile interno, un’artistica scalinata conduce ai piani superiori ed alla cappella privata. Le magnifiche ed ampie logge laterali con balaustra in marmo ed il corpo di fabbrica centrale, posto a raccordo delle due ali più elevate della struttura lo rendono uno dei palazzi più imponenti ed architettonicamente eleganti della città.
Articolata su due simmetrici ed imponenti corpi di fabbrica, la costruzione presenta uno splendido portale di ingresso in pietra locale, sormontato dallo stemma gentilizio di famiglia. Nel raffinatissimo cortile interno, un’artistica scalinata conduce ai piani superiori ed alla cappella privata. Le magnifiche ed ampie logge laterali con balaustra in marmo ed il corpo di fabbrica centrale, posto a raccordo delle due ali più elevate della struttura lo rendono uno dei palazzi più imponenti ed architettonicamente eleganti della città.
Blasi
palazzo
Blasi
voce di Francesco Pannofino
Nonostante sia disabitato da decenni il palazzo dei Blasi mostra ancora evidenti i segni della sua originaria eleganza architettonica. La facciata è impreziosita da un raffinato portale lapideo, con riccioli e volute di sapore barocco e da poderose cantonate in blocchi di pietra squadrata. L’atrio interno ospita una magnifica scalinata in pietra che conduce ai piani superiori, mentre sul retro della costruzione si aprono estesi giardini, purtroppo ormai abbandonati. La famiglia Blasi si affermò nel contesto socio economico marsicano solo tra la fine del ‘700 e l’inizio del ‘800. I Catasti Onciari settecenteschi ed il Catasto Provvisorio murattiano di inizio ‘800, non riportano ancora abitazioni di grandi dimensioni intestate ai Blasi; si deve ritenere pertanto, che il loro lussuoso palazzo sia stato costruito solo dopo il 1815 su finanziamento del medico cerusico Giuseppe Blasi, primo personaggio influente della famiglia. Nel ‘900 vi abitò il prof. Giuseppe Blasi, nipote del primo, direttore prima della “Scuola agraria per contadini” e poi della “Scuola di avviamento professionale a tipo agrario” di Marsico.
Manzoni
palazzo
Manzoni
voce di Francesco Pannofino
Un tempo parte integrante del complesso monastico intitolato a San Tommaso di Canterbury, il palazzo fu acquisito dal comune nella seconda metà dell’800 e venne utilizzato prima come sede della Sottozona Militare per la lotta al brigantaggio e poi come sede di un Ginnasio e di una Scuola Tecnica intitolate ad Alessandro Manzoni.
Dismesso il ginnasio, i locali furono poi utilizzati per allocarvi le scuole dell’obbligo e, durate il ventennio fascista, per tenervi le propagandistiche esercitazioni dei “piccoli Balilla” e degli adepti delle camicie nere.
Negli anni 60 del ‘900, per problemi di agibilità, anche le scuole pubbliche vennero trasferite altrove e le strutture del palazzo conobbero un lento quanto inesorabile degrado. Solo dopo un accurato restauro, eseguito nei primi anni del ‘2000, il palazzo è tornato nella disponibilità della comunità. Imponente quanto elegante, articolato su due distinti corpi di fabbrica connessi da una splendida struttura a due ordini di arcate il palazzo si affaccia sulla valle sottostante offrendo un panorama mozzafiato. Dal 2007 ospita la sede del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano.
Dismesso il ginnasio, i locali furono poi utilizzati per allocarvi le scuole dell’obbligo e, durate il ventennio fascista, per tenervi le propagandistiche esercitazioni dei “piccoli Balilla” e degli adepti delle camicie nere.
Negli anni 60 del ‘900, per problemi di agibilità, anche le scuole pubbliche vennero trasferite altrove e le strutture del palazzo conobbero un lento quanto inesorabile degrado. Solo dopo un accurato restauro, eseguito nei primi anni del ‘2000, il palazzo è tornato nella disponibilità della comunità. Imponente quanto elegante, articolato su due distinti corpi di fabbrica connessi da una splendida struttura a due ordini di arcate il palazzo si affaccia sulla valle sottostante offrendo un panorama mozzafiato. Dal 2007 ospita la sede del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano.
Carmine
Chiesa del Carmine
ex monastero di san tommaso di canterbury
voce di Francesco Pannofino
La chiesa, oggi dedicata alla Madonna del Carmine, era in origine annessa al monastero intitolato a San Tommaso di Canterbury. Il primo nucleo dell’imponente complesso monastico fu eretto nel 1179 per volere del conte di Marsico Guglielmo d’Altavilla ed affidato ad una comunità di monaci agostiniani. La conduzione del monastero passò ad una comunità di monache benedettine solo a fine ‘200, per volere dei conti Sanseverino. La dedica a Tommaso Becket fu verosimilmente voluta da papa Alessandro III, alla cura del quale il monastero era stato in origine affidato dal conte fondatore. Lo stesso pontefice, infatti, solo qualche anno prima della fondazione dell’abbazia aveva canonizzato l’arcivescovo di Canterbury, assassinato dai sicari del re d’Inghilterra nel 1170. Nei primi anni del ‘300 vi fu badessa Agnese, nipote prediletta di San Tommaso D’Aquino e pare che anche lo stesso santo aquinate abbia visitato il monastero sul finire del 1273, quando giunse in città per salutare sua sorella Teodora, contessa di Marsico. A metà ‘400, il monastero era tanto famoso nel contesto del Regno di Napoli, che Masuccio Salernitano vi ambientò il VI racconto del suo “Novellino”.
Il terremoto del 1857 danneggiò gravemente l’abbazia. Uno sparuto e tenace gruppo di monache rimase ad abitarvi fino al 1884, quando le strutture vennero definitivamente abbandonate cadendo inesorabilmente in rovina.
Il terremoto del 1857 danneggiò gravemente l’abbazia. Uno sparuto e tenace gruppo di monache rimase ad abitarvi fino al 1884, quando le strutture vennero definitivamente abbandonate cadendo inesorabilmente in rovina.



